Nel mondo della protezione dati, siamo abituati a vedere sanzioni pesanti per ogni minima svista. Tuttavia, una recente decisione del Garante per la Protezione dei Dati Personali (il Provvedimento n. 5/2026) apre una riflessione importante: esiste un margine di errore che può essere considerato "scusabile"?
Il caso in breve
Tutto nasce dal mancato riscontro a una richiesta di informazioni.
In genere, ignorare un interessato che esercita i propri diritti (come l’accesso ai dati) è una violazione diretta del GDPR.
Ma cosa succede se il ritardo o l'omissione sono dovuti a circostanze eccezionali o a un errore in buona fede, prontamente corretto?
I criteri della "scusabilità"
Il Garante ha chiarito che non basta invocare la "buona fede" per evitare sanzioni.
Per far sì che un errore sia considerato scusabile, devono concorrere alcuni fattori chiave:
Perché è importante per noi?
Questa decisione ci ricorda che, sebbene il rigore sia fondamentale, il diritto non è fatto solo di algoritmi e sanzioni automatiche.
C'è spazio per la valutazione del contesto e del comportamento virtuoso post-errore.
Per chi gestisce dati ogni giorno, il messaggio è chiaro: l’organizzazione e la velocità di reazione contano quanto la prevenzione.
Sbagliare è umano, ma rimediare subito è l'unica via per essere "scusati".
Proprio per questo, affidarsi ad un Consulente, è sempre la scelta più saggia.